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Project Hail Mary racconta l’amicizia che si instaura fra un terrestre e un alieno. È una storia che conosciamo già: il precedente più illustre e indimenticabile è E.T. l’extra-terrestre di Steven Spielberg, del 1982.
Nel film di Spielberg l’amicizia nasce fra un bambino e un extraterrestre ed è raccontata soprattutto attraverso lo sguardo dell’infanzia: E.T. ed Elliott riescono a entrare in relazione attraverso sentimenti, emozioni e una comunicazione che precede quasi le parole.
In Project Hail Mary, invece, a incontrarsi sono due adulti, due scienziati. Grace e Rocky costruiscono un’amicizia solida sul terreno del sapere, sul bisogno di comunicare e di aiutarsi e, soprattutto, sulla possibilità di mettere in comune i rispettivi bagagli di conoscenza.
Più movimentato e ricco di avvenimenti il film di Spielberg; più lento e costruito sui dettagli e sulla progressiva nascita della fiducia quello con Ryan Gosling. Il progetto cinematografico di Project Hail Mary prende inoltre forma negli anni del Covid, anni nei quali il bisogno di ritrovare uno sguardo fiducioso verso il futuro assumeva inevitabilmente un significato particolare.
Le due opere condividono però un’idea fondamentale: l’altro, anche quando arriva da un mondo completamente sconosciuto, non deve necessariamente essere un nemico. L’universo può essere abitato non soltanto da creature da temere, ma da specie diverse con le quali comunicare, creare relazioni e forse persino cooperare per un bene comune.