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L’ULTIMA MISSIONE: PROJECT HAIL MARY

In una disperata e fantascientifica missione si instaura un rapporto di lealtà e amicizia fra un alieno gentile e un insegnante di scienze di una scuola secondaria.

Phil Lord, Christopher Miller · 2026

IL MIO VOTO

★★★☆☆ 3,1/5

Per il racconto di un’amicizia molto speciale, così lontana e, proprio per questo, così diversamente umana, che fa bene al cuore degli spettatori di tutte le età.

Per la bella ricostruzione della missione spaziale e per un lavoro tecnico che ha privilegiato anche gli effetti pratici: l’interno della Hail Mary è stato realmente costruito come set, mentre alcune sequenze legate agli Astrophage combinano soluzioni fisiche ed effetti digitali.

Il biologo molecolare e insegnante Ryland Grace viene letteralmente spedito nello spazio in una missione interstellare che ha un solo obiettivo: salvare il pianeta Terra.

Rimasto solo a bordo della Hail Mary, giunge all’obiettivo della missione e incontra un alieno arrivato fin lì per studiare e risolvere il medesimo problema. Tra i due nascerà un rapporto molto particolare.

IL MIO SGUARDO

L’ultima missione: Project Hail Mary, ovvero “progetto Ave Maria”, è il nome della missione speciale ed estrema in cui si ritrova, suo malgrado, Ryland Grace.

Il nome del progetto, oltre al riferimento cattolico alla preghiera, ha anche un significato metaforico legato al mondo sportivo: nel football americano il passaggio Hail Mary è un tiro lunghissimo, quasi impossibile, tentato negli ultimi attimi di una partita altrimenti persa.

Il riferimento dice già molto della trama del film che, tuttavia, sposta al centro della propria storia la pura amicizia fra Grace e Rocky: esseri di provenienze diversissime, ma accomunati dalla lealtà e dal reciproco sostegno.

A tratti è difficile non pensare al tenero rapporto fra E.T. e il suo giovane amico terrestre. Ma Project Hail Mary prende una strada diversa: non è l’alieno a cadere sulla Terra, è l’uomo a trovarsi lontanissimo da casa. Cambiano gli spazi e i ruoli, mentre resta intatta la meraviglia dell’incontro.

Alla base della sceneggiatura c’è il romanzo di Andy Weir, letto da Ryan Gosling durante gli anni del Covid. Da lì nasce un progetto cinematografico affidato a Phil Lord e Christopher Miller, lungo oltre due ore e mezza: una durata consistente, che nella parte centrale rischia una dispersione di attenzione se non fosse sostenuta da situazioni di emergenza e, soprattutto, dalle sfumature emotive che costruiscono progressivamente il rapporto fra Rocky, l’alieno, e Grace, l’insegnante.

È un film in cui scienza e sentimenti finiscono per incontrarsi: un futuro non costruito soltanto su numeri, guadagno ed efficienza, ma anche su relazioni, fiducia e spirito di collaborazione. E una scienza alla quale affidarsi, capace di diventare strumento di conoscenza e di incontro in un cosmo ancora quasi del tutto inesplorato.

Il risultato è un’opera che intrattiene e convince e che, uscendo dalla sala, porta a guardare il cielo stellato con una curiosità quasi infantile.

IL REGISTA E I PROTAGONISTI

Phil Lord e Christopher Miller, noti per Piovono polpette e The Lego Movie, credono in un racconto che punta sull’ingegno scientifico senza rinunciare alla dimensione emotiva e a una prospettiva fiduciosa sul futuro.

Ryan Gosling, protagonista e produttore, è il centro del film e il principale artefice di un progetto che lo ha accompagnato per diversi anni prima di arrivare sullo schermo. Gosling è perfetto e colora di sfumature emozionali il suo personaggio.

Ottima Sandra Hüller nel ruolo di Eva Stratt, la responsabile della missione che impone a Grace una scelta estrema e lo costringe, nello stesso tempo, a misurarsi fino in fondo con le proprie capacità.

QUEL CHE RESTA

Resta il piacere di una fantascienza che conserva qualcosa della favola e sceglie di immaginare il futuro con fiducia.

Nello spazio intorno a noi viaggia un messaggio importante: una piccola e ostinata idea di speranza.

In un futuro forse non così lontano, tutti potremmo trovarci ad avere bisogno dell’altro. Saranno il contatto, la comunicazione, la solidarietà e, infine, l’empatia — che può manifestarsi anche semplicemente attraverso un abbraccio — a permettere all’umanità di andare sempre più lontano.

TRAILER UFFICIALE