Un film che parla soprattutto del potere rivoluzionario e liberatorio del cinema.
Quentin Tarantino · 2009
IL MIO VOTO
★★★★☆ 4/5

Guerra / drammatico · USA / Germania · 2009 · 153 min · Brad Pitt, Christoph Waltz, Mélanie Laurent, Diane Kruger, Eli Roth, Michael Fassbender
PERCHÉ VEDERE IL FILM
Bastardi senza gloria è un’opera che mostra appieno il talento e le capacità registiche di Quentin Tarantino. Anche la violenza, che spesso rappresenta un elemento problematico del suo cinema, trova qui una funzione precisa all’interno del racconto, dove sono messe a nudo le reazioni umane in una situazione estrema come la guerra.
SINOSSI
Nella Francia occupata dai nazisti, tre storie procedono parallelamente fino a convergere in un finale immaginato: quella di una squadra di soldati ebreo-americani, assoldati per uccidere militari nazisti e riportarne lo scalpo; quella di Shosanna Dreyfus, giovane ebrea sopravvissuta al massacro della propria famiglia e ora proprietaria di una sala cinematografica a Parigi; e quella di Bridget von Hammersmark, celebre attrice tedesca che in realtà fornisce informazioni agli Alleati.
IL MIO SGUARDO
Quentin Tarantino ci ha abituati a un cinema che nelle sue mani diventa un gioco di costruzione da smontare e rimontare a piacimento, un giocattolo capace di incantare, stupire e agghiacciare.
Questa volta il riferimento dichiarato è Quel maledetto treno blindato (The Inglorious Bastards), film del 1978 di Enzo G. Castellari, dal quale Tarantino prende uno spunto iniziale per imboccare ben presto un proprio binario, spinto da qualcosa di molto più importante: l’ispirazione.
In Bastardi senza gloria Tarantino appare davvero ispirato. La sua mano dirige un film diviso in capitoli come un romanzo, ma con il respiro di una moderna tragedia che procede inesorabilmente verso la propria catarsi finale.
Per chi, come me, conserva diverse resistenze nei confronti del suo cinema, come spiego nell’appunto a fine articolo, in questa pellicola apprezzo la presenza di un messaggio positivo: il cinema può diventare uno strumento di liberazione dalla crudeltà e dalla perversione.
La forza del film emerge anche nella capacità di creare una suspense palpabile prima ancora che la violenza esploda.
La lunga sequenza ambientata nella taverna rivela quanto Tarantino abbia assimilato la lezione di Hitchcock, inoltre, si avverte anche la lezione di Brian De Palma. In uno spazio chiuso riesce a costruire una tensione quasi insostenibile, alimentata dall’attesa logorante che qualcosa di grave possa accadere. La dilatazione dei tempi, l’attenzione ai dettagli, l’uso dello spazio e le informazioni già in possesso dello spettatore trasformano quest’ultimo in un testimone impotente.
Anche l’incontro fra Shosanna e il colonnello Landa al ristorante è costruito magistralmente. In questo caso è proprio l’assenza di azione a rendere la scena potente. Il regista domina il tempo filmico, estende la situazione e trattiene lo spettatore in uno stato di crescente inquietudine. I gesti e i dialoghi, apparentemente banali, diventano minacciosi perché richiamano il comportamento di Landa nelle scene precedenti. La paura nasce così non da ciò che accade, ma da ciò che potrebbe accadere e dalla possibilità che il colonnello riconosca Shosanna.
Tarantino si conferma maestro nella scelta e nella direzione degli attori. Ha raccontato le difficoltà incontrate durante il casting per trovare un interprete capace di sostenere un personaggio complesso e poliglotta come Landa. Dopo molti provini era ormai scoraggiato; bastò l’audizione di Christoph Waltz per capire di aver trovato l’attore giusto.

IL REGISTA E I PROTAGONISTI
Quentin Tarantino, classe 1963, è uno dei registi statunitensi che maggiormente hanno influenzato il cinema contemporaneo. Il debutto alla regia avviene nel 1992 con Le iene. La sua carriera conosce da allora una continua ascesa. Bastardi senza gloria ha ottenuto numerosi riconoscimenti.
Convincente Brad Pitt nei panni del tenente Aldo Raine, detto l’Apache: un personaggio sopra le righe che incita i propri uomini a portargli lo scalpo dei nazisti e che conclude la pellicola con un tocco decisamente personale, perfetto per il the end.
Mélanie Laurent interpreta Shosanna Dreyfus, un ruolo fatto soprattutto di sguardi, silenzi e rabbia trattenuta. Anche Diane Kruger riesce a dare spessore al suo personaggio: Bridget von Hammersmark, celebre attrice tedesca che in realtà passa informazioni agli Alleati.
Vera anima del film è Christoph Waltz nel ruolo del colonnello delle SS Hans Landa, soprannominato “il cacciatore di ebrei”: un personaggio affabile e terrificante, intelligente, crudele e opportunista. Per l’interpretazione, Waltz ha ottenuto, fra gli altri riconoscimenti, il premio Oscar come miglior attore non protagonista.
QUEL CHE RESTA
Resta soprattutto una visione registica che rivela un amore smisurato per il proprio lavoro, che pone i film e la sala di proiezione vicino alle stelle per lanciare da quell’altezza un messaggio: il cinema può salvare il mondo.