
APPUNTO
Leggi la recensione di I segreti di Wind River →
Alla fine di I segreti di Wind River compare una denuncia particolarmente dura: mentre per altre categorie di persone scomparse esistevano statistiche ufficiali, per le donne native americane non esisteva un conteggio attendibile delle ssparizioni e delle vittime di omicidio. Era il 2017. Ancora oggi le autorità statunitensi riconoscono l’esistenza di gravi lacune nella raccolta dei dati, nonostante siano stati creati strumenti e programmi specifici per cercare di colmarle.
La trama del film porta in primo piano anche la complessa condizione giuridica delle riserve. Sulla Wind River Reservation molti dei reati più gravi che coinvolgono cittadini nativi vengono perseguiti a livello federale, mentre polizia e tribunali tribali operano con competenze proprie e risorse spesso limitate. La giurisdizione può cambiare a seconda dell’identità della vittima e dell’autore del reato e della natura del crimine. Ne nasce un sistema difficile da attraversare, nel quale la sovrapposizione delle competenze e la scarsità delle risorse investigative possono rallentare o rendere più difficile la ricerca della giustizia.
È questo uno degli aspetti più inquietanti messi in luce dal film: territori formalmente sottoposti a precise autorità possono trasformarsi, nella pratica, in luoghi nei quali sovrapposizioni di competenze, enormi distanze e scarsità di personale finiscono per lasciare intere comunità più vulnerabili. Una condizione che si somma a povertà, isolamento e dipendenze, in particolare da droghe, che il film mostra come parte di un disagio sociale più profondo.
Wind River fu presentato in prima mondiale al Sundance Film Festival nel 2017. Sheridan dichiarò di aver voluto portare all’attenzione del pubblico violenze e ingiustizie delle quali, al di fuori delle riserve, si parlava molto poco; anche l’attore Gil Birmingham sottolineò in quell’occasione quanto fosse importante che il film affrontasse il tema delle donne native scomparse o uccise.