dopo il film.

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I SEGRETI DI WIND RIVER

Un paesaggio impervio, gelido e desolato disegna un ambiente estremo e isolato che sembra riflettere la condizione umana di chi vi abita.

IL MIO VOTO

★★★☆☆ 3,5/5

PROTAGONISTA DA SOLO CON FUCILE

Un buon thriller di frontiera, costruito dentro un’ambientazione inusuale e potentissima, che porta l’attenzione anche su un tema raramente affrontato dal cinema: le condizioni di vita e la violenza subita dalle donne native americane.

Nel Wyoming ghiacciato, sferzato dalle tormente di neve, Cory Lambert, solitario cacciatore di predatori nella riserva di Wind River, s’imbatte nel corpo senza vita di una giovane nativa.

Il ritrovamento porta sul posto una giovane e inesperta agente dell’FBI. Cory, profondo conoscitore di quel territorio e delle sue regole, verrà coinvolto nelle indagini.

IL MIO SGUARDO

«Qui sopravvivi o ti arrendi, e questo è determinato dal tuo spirito.» La frase pronunciata dal cacciatore Cory contiene buona parte della poetica di questo racconto filmico.

Il paesaggio è candido quanto inospitale e selvaggio. In un territorio così estremo anche gli uomini sembrano chiamati a ritrovare la propria essenza più istintiva per riuscire davvero a fare i conti con sé stessi.

La giovane vittima, racconta Cory, ha lottato strenuamente per sopravvivere. Era una guerriera ed è rimasta tale fino alla fine. La forza che appartiene alla sua storia, alla sua cultura e alla necessità stessa di resistere non è però bastata a salvarla. In un mondo che avrebbe dovuto proteggerla, quella forza appare quasi una dote inutile.

La trama è abbastanza semplice e l’andamento piuttosto classico: dopo il ritrovamento del corpo arriva un’inesperta agente dell’FBI e Cory viene chiamato a contribuire alle indagini.

Il film convince però per alcuni punti di forza precisi: l’ambientazione naturale, innanzitutto; poi la potenza del personaggio di Cory, cacciatore solitario e uomo di frontiera che porta con sé il dolore di una perdita; infine, ma non da ultimo, il tema della violenza sulle donne native americane e delle loro sparizioni, dentro un territorio nel quale il problema sembra poter rimanere invisibile.

IL REGISTA E I PROTAGONISTI

Taylor Sheridan, qui regista e sceneggiatore, completa con Wind River quel percorso sulla frontiera americana iniziato con le sceneggiature di Sicario e Hell or High Water.

Dopo le esperienze come attore televisivo è soprattutto nella scrittura che trova il proprio spazio, fino ad arrivare qui dietro la macchina da presa. Lo stile rimane asciutto, essenziale, molto legato al paesaggio e ai personaggi, inserendosi con una voce personale nel filone del neo-western.

Per Wind River, Sheridan ha ricevuto nel 2017 il premio per la miglior regia nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes.

Jeremy Renner imprime a Cory una drammaticità trattenuta e un rigore che si accordano perfettamente con il paesaggio. Elizabeth Olsen è invece insicura al punto giusto nei panni della giovane agente dell’FBI: inesperta di quel mondo, ma non per questo priva di determinazione.

Taylor Sheridan volle una forte presenza di interpreti nativi nel cast e cercò il confronto con le comunità rappresentate nel film. I leader degli Shoshone Orientali e degli Arapaho Settentrionali lessero la sceneggiatura e visitarono il set, contribuendo alla ricerca di un racconto rispettoso della realtà della riserva.

una ragazza distesa nella neve priva di vita
QUEL CHE RESTA

Alla fine dei titoli di coda il film ricorda che le statistiche sulle persone scomparse non comprendono in modo specifico le donne native americane e che, di conseguenza, non è conosciuto il loro numero effettivo.

Dopo un film dominato dal bianco della neve, dal silenzio e dall’isolamento, quel dato pesa forse più di qualsiasi altra immagine.

Una grande amarezza è quel che resta davvero.

TRAILER UFFICIALE