Un’insolita dark comedy che, con passo ora drammatico ora leggero, costruisce una trama dal ritmo sempre sostenuto e attraversata da un forte humour nero.
Hans Petter Moland · 2014
IL MIO VOTO
★★★☆☆ 3/5

Dark comedy, azione, thriller · Norvegia, Svezia, Danimarca · 2014 · 115 min · Stellan Skarsgård, Bruno Ganz, Pål Sverre Hagen, Birgitte Hjort Sørensen
PERCHÉ VEDERE IL FILM
Per l’ambientazione norvegese, che incanta e insieme sgomenta, per la riuscita fusione di generi e sottogeneri cinematografici, che non appare come un semplice gioco cinefilo ma riesce a dare vita a uno stile originale, anche quando volutamente è sopra le righe. Infine, non ultimo, per l’ottima interpretazione degli attori.
SINOSSI
Il giovane Ingvar viene ucciso dalla mafia in una vicenda legata a una partita di cocaina sottratta da un suo amico. Nils Dickman lavora giorno e notte alla guida di un enorme spazzaneve. Quando riceve la notizia che il figlio è morto per overdose, non crede alla versione fornita dalle autorità e decide di scoprire la verità e vendicarlo.
La sua ricerca scatenerà una catena di conseguenze fatali e una guerra fra bande criminali.
IL MIO SGUARDO
Strano film, dai diversi livelli di lettura, amato e odiato dai cinefili, ma comunque godibile e interessante. La pellicola è un revenge movie: la storia di un individuo che, a causa di un grave torto subito, si trasforma in un vendicatore cieco e senza freni.
Per raccontarlo, il regista gioca con i registri del drammatico, del thriller e del grottesco e riesce a trasformare questo miscuglio di generi cinematografici nella propria particolare cifra narrativa. Una cifra a volte spiazzante, a volte divertente, altre persino troppo macchiettistica. Eppure il film alla fine funziona, soprattutto grazie a un ottimo cast.
La storia, ambientata in una Norvegia invernale, gelida e perennemente innevata, parte con toni tragici che tuttavia non devono ingannare: già dalle battute successive sul significato del cognome Dickman, la narrazione vira verso sfumature caricaturali e tragicomiche che si riveleranno pienamente solo nel finale.
L’intreccio lascia poco spazio ai sentimentalismi e a morali di alcun tipo, mentre alcune battute sul tanto elogiato welfare norvegese e sulla qualità delle carceri del Paese appaiono forse un po’ scontate.
IL REGISTA E I PROTAGONISTI
Hans Petter Moland, con mano ferma e sicura, sembra voler provocare continuamente lo spettatore attraverso un percorso narrativo spiazzante.
Nel 2019 lo stesso regista ha diretto il remake americano Un uomo tranquillo – Cold Pursuit, con Liam Neeson. Il rapporto è quindi diretto: Moland ha rifatto in lingua inglese il proprio film. Il remake americano, a mio avviso, perde parte del mordente e dell’originalità della pellicola norvegese.
Per questa pellicola sono stati evocati i fratelli Coen e Tarantino, ma l’impressione è che Moland riesca soprattutto a trovare una propria cifra stilistica.
Stellan Skarsgård è perfetto e dona ritmo ed efficacia alla storia. Sembra completamente a suo agio sia nei momenti drammatici sia in quelli grotteschi, come sanno fare i grandi interpreti.
Il film è anche un’ottima occasione per rivedere Bruno Ganz, che alza ulteriormente il livello del cast interpretando un boss mafioso sommessamente e malinconicamente crudele.

Quel che resta
La convinzione che un paesaggio e un territorio possano descrivere e accordarsi alla geografia interiore di un personaggio. E una riflessione su come il cinema, nelle mani del regista giusto, possa trovare nuovi sentieri stilistici, rompendo le barriere sempre un po’ limitanti del film di genere e mettendo lo spettatore davanti all’assurdità e al grottesco di situazioni drammatiche e morbose.
Il film, inoltre, insinua ironicamente qualche dubbio sull’effettivo valore del tanto decantato welfare norvegese.