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SISU: L’IMMORTALE

Action movie di ultima generazione con il respiro di un western di frontiera, Sisu – L’immortale punta su un ritmo serrato, situazioni talmente eccessive da essere divertenti e sulle sconfinate lande della Lapponia.

IL MIO VOTO

★★★☆☆ 3/5

Aatami Korpi con cavallo in una scena di Sisu – L’immortale.

Cinema d’azione dal sapore decisamente nordeuropeo, il film propone trovate estreme accompagnate da un gustoso senso dell’umorismo, mentre il protagonista Aatami Korpi, attraversando territori desolati e ostili, finisce per incarnare perfettamente il concetto di sisu: un termine finlandese difficilmente traducibile, che richiama una forma estrema di coraggio e determinazione proprio quando ogni speranza sembra perduta.

Lapponia, 1944. Negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale, mentre le truppe tedesche si ritirano dalla Finlandia, Aatami Korpi, cercatore d’oro ed ex leggendario commando dell’esercito finlandese, trova un ricco filone del prezioso metallo. Nel tentativo di raggiungere la città con il suo tesoro, incrocia un reparto nazista.

Per sfuggire alla rapacità del gruppo delle Waffen-SS, comincia una lotta estrema per la sopravvivenza attraverso una terra devastata dalla guerra.

IL MIO SGUARDO

Sisu – L’immortale è un titolo programmatico: già nel nome è racchiusa l’essenza del personaggio che il film vuole raccontare. Aatami Korpi è un uomo capace di opporre un coraggio fuori dal comune a ostacoli che sembrano impossibili da superare, affidandosi a straordinarie capacità di sopravvivenza e a una determinazione quasi sovrumana.

È un protagonista solitario e silenzioso, che sembra vivere in simbiosi con il paesaggio. La Lapponia non è una semplice cornice, ma una presenza narrativa capace di creare atmosfera, condizionare le azioni e amplificare la personalità del cercatore d’oro. Inoltre, è interessante il contrasto che si crea fra la bellezza pura di una natura incontaminata e la brutalità delle azioni, attraversate dall’efferatezza della violenza pulp.

Numerose sono le influenze cinematografiche, più o meno dichiarate. C’è, come detto, il richiamo pulp e c’è l’action degli anni Ottanta, in particolare il primo Rambo: l’ex militare solitario e taciturno, apparentemente ritirato dal mondo, che torna a scatenare tutta la propria forza quando qualcuno minaccia la sua libertà e la sua autonomia.

E poi c’è il cinema di Sergio Leone. Gli spazi sterminati, i dialoghi stringati, l’uso delle musiche che richiamano Ennio Morricone, la divisione del racconto in capitoli e il piacere per l’attesa e per un’esagerazione che punta al divertimento rimandano apertamente allo spaghetti western del grande regista italiano.

Jalmari Helander dosa questi ingredienti e trasforma riferimenti riconoscibili in un’opera personale, capace di mantenere alta l’attenzione senza stancare lo spettatore.

Il film è interessante anche perché propone un concetto ancora poco conosciuto fuori dalla Finlandia, quello del sisu, legato a una determinazione e a una resilienza silenziosa e costante. Un concetto che viene spesso associato anche alla Guerra d’Inverno contro l’Unione Sovietica, quando il piccolo esercito finlandese riuscì a resistere per mesi all’invasione sovietica.

Il personaggio di Aatami rieccheggia anche figure entrate nella leggenda militare finlandese, come Simo Häyhä, il celebre cecchino soprannominato “Morte Bianca”.

Sono suggestioni che contribuiscono a costruire l’immagine di un uomo quasi leggendario, capace di sopravvivere in condizioni proibitive e di trasformare il territorio nel proprio alleato.

IL REGISTA E I PROTAGONISTI

Il regista finlandese Jalmari Helander ha ripreso il progetto dopo un lungo periodo lontano dal cinema, ritrovando durante gli anni della pandemia un soggetto che aveva nel cassetto e trasformandolo in questo concentrato di azione, ironia e cinema di genere.

Helander ha voluto girare il film esclusivamente in esterni e questo ha rappresentato una continua lotta contro un meteo ostile. Creare set cinematografici in Lapponia ha significato per la troupe confrontarsi quotidianamente con temperature molto rigide, fango, banchi di nebbia e forti raffiche di vento.

Jorma Tommila possiede lo sguardo giusto per Aatami Korpi: truce, ostinato, capace di comunicare determinazione, rabbia e resilienza anche senza bisogno di parole.

Aatami Korpi avvolto dalle fiamme in una scena di Sisu – L’immortale.
QUEL CHE RESTA

Rimane soprattutto la divertita adrenalina trasmessa da un protagonista capace di rialzarsi ogni volta e di lottare con ostinazione per difendere la propria vita e il proprio tesoro.

Aatami Korpi, attraverso situazioni spinte oltre ogni limite, comunica una forza che passa soprattutto dallo sguardo e dalla fisicità delle sue azioni, molto più che dalle parole.

Il film funziona dall’inizio alla fine proprio perché non pretende di essere realistico: accetta fino in fondo la propria natura eccessiva, spettacolare e quasi leggendaria. E si comprende così perché questo personaggio abbia avuto abbastanza forza da tornare ancora sullo schermo con il sequel: Sisu – Il vendicatore.

TRAILER UFFICIALE