Film sarcastico che pone temi importanti divertendo e mettendo in scena un mondo governato dal caos o, se si preferisce, dal caso.
Jaco Van Dormael · 2015
IL MIO VOTO
★★★☆☆ 3/5

Commedia / grottesco · Belgio, Francia, Lussemburgo · 2015 · 113 min · Benoît Poelvoorde, Pili Groyne, Catherine Deneuve, Yolande Moreau, François Damiens.
PERCHÉ VEDERE IL FILM
Vale la pena vedere questo film beffardo e, a suo modo, eversivo, che ambisce a far traballare convinzioni diffuse e profondamente ancorate ai credi religiosi, per focalizzarsi sull’unica vera certezza: un giorno la nostra vita avrà fine.
Originalità e battute non mancano; non manca neanche qualche scivolone di stile, ma nel complesso rimane un’opera godibilmente strampalata.
SINOSSI
Un Dio odioso, tirannico ed egoista governa l’umanità tramite il personal computer. Il figlio ribelle si è fatto crocifiggere, mentre la figlia adolescente Ea riesce a scappare di casa e cerca di riscrivere un nuovo Vangelo.
Il signor Dio sbaglia percorso e si ritrova per le strade di Bruxelles. Rimasta sola, la moglie, sensibile e gentile, fino ad allora relegata a un ruolo di secondo piano, cercherà di sistemare molte cose.
IL MIO SGUARDO
Il regista belga Jaco Van Dormael ha dichiarato di essersi ispirato a una frase di Woody Allen: «Se Dio esiste, è bene che abbia una buona giustificazione». In effetti, il cineasta belga e il regista americano sembrano condividere l’idea che a determinare le nostre esistenze sia soprattutto il caso, niente più.
Jaco Van Dormael pone l’accento sul potere che si esprime attraverso la religione e su come questo potere condizioni i ruoli nella famiglia e nella società.
L’immagine di un Dio sadico e dispotico, che passa la giornata a formulare idiote regole di vita, mentre, grazie all’intervento della figlia, gli esseri umani vengono a conoscenza della data della propria morte, porta il racconto filmico verso molte derive. Il film naviga sulle creste del delirio e dell’assurdo, sorprende soprattutto nella prima parte e riesce comunque a tenersi a galla fino alla fine.
Il film sembra ambire a lanciare un messaggio importante sul senso della vita. Non sempre le ambizioni raggiungono l’obiettivo, specie quando questo è molto alto. Tuttavia la pellicola stupisce, intrattiene e sa regalare diversi momenti esilaranti e qualche riflessione.
IL REGISTA E I PROTAGONISTI
Il regista belga Jaco Van Dormael ha alle spalle un lungo percorso come clown in un circo. Passato poi alla regia, ha trasferito nel cinema il proprio bagaglio artistico, sviluppando uno stile dalla forte componente onirica, surreale e visionaria.
L’attore belga Benoît Poelvoorde è un convincente interprete di questo Dio nevrotico e sempre sopra le righe, riuscendo a risultare sgradevole e rozzo al punto giusto.
Catherine Deneuve presta il suo volto e la sua classe a Martine, una donna sposata e frustrata che, dopo aver scoperto la data della propria morte, decide finalmente di dare una vera svolta alla sua vita.

QUEL CHE RESTA
Resta la visione, un po’ schematica e molto surreale, che siano il caos e il caso a governare le nostre vite, e non un ordine superiore.
L’unica certezza della nostra esistenza è la morte, ma, non conoscendone la data, viviamo spesso chiusi in una prigione che ci siamo costruiti attorno per sicurezza o convenienza.
Parlando con leggerezza e ironia del senso della vita e dell’amore che dovrebbe unire gli esseri umani, il film mina molti dei dogmi sui quali poggiano le basi della nostra cultura millenaria.
È solo un sassolino, non un vero terremoto. Ma i sassolini, si sa, o fanno male o danno molto fastidio.