Il film rivelazione del 2019, che parla del divario sociale fra ricchi e poveri con umorismo nero e una continua capacità di sovvertire il racconto.
Dalla Palma d’Oro a Cannes all’Oscar come miglior film, Parasite ha trasformato un successo internazionale in un vero caso cinematografico.
Bong Joon-ho · 2019
IL MIO VOTO
★★★★☆ 4/5

Tragicommedia / thriller sociale · Corea del Sud · 2019 · 132 min · Song Kang-ho, Lee Sun-kyun, Cho Yeo-jeong, Choi Woo-shik, Park So-dam
PERCHÉ VEDERE IL FILM
Perché affronta in modo originale e spietato un tema difficile: la convivenza fra mondi economicamente e culturalmente lontani.
Il film è sorprendente per stile, costruzione narrativa e temi affrontati, e ha portato definitivamente sulla scena mondiale il già affermato regista sudcoreano Bong Joon-ho.
SINOSSI
La famiglia Kim vive in condizioni economiche precarie in un seminterrato di Seul, arrangiandosi con piccoli lavori e sussidi.
La svolta arriva quando il figlio Ki-woo viene assunto come insegnante privato dalla ricca famiglia Park. Poco alla volta anche gli altri membri della famiglia Kim riescono, attraverso una serie di menzogne e inganni, a entrare nella grande casa dei Park sotto identità diverse.
Ha così inizio un balletto di sostituzioni, sotterfugi e menzogne che conduce il racconto dalla commedia al thriller fino a un epilogo sempre più drammatico e paradossale.
IL MIO SGUARDO
Due ceti sociali a confronto. Da un lato la famiglia Kim, incolta, cafona, ingannatrice e pronta ad approfittare di ogni occasione, dall’altro la ricca famiglia Park, che non ostenta volgarmente il proprio benessere e appare raffinata, gentile e beneducata, ma lascia intravedere il proprio sdegnoso distacco verso le persone comuni e i loro problemi. L’unica vicinanza dei Park a un mondo a loro estraneo è con il personale di servizio, necessario al loro benessere quotidiano.
Una distanza che viene identificata perfino dall’odore, un particolare che pare diventare un marchio, una sottolineatura feroce di due mondi che possono trovarsi fisicamente vicinissimi e restare irrimediabilmente lontani.
Fra situazioni al limite dell’assurdo e satira sferzante, l’andamento filmico sorprende continuamente. Personaggi negativi, situazioni grottesche, forza visiva e originalità di uno stile costruito anche su una vasta conoscenza cinematografica, fanno di Parasite un racconto vivace, intrigante e socialmente interessante, capace di scuotere lo spettatore.
La mano del regista si sente, anche se non mancano alcune perplessità. C’è sempre qualcosa che va oltre, qualcosa di troppo, qualcosa di fastidioso, capace di rimettere ogni volta la palla in campo e di sovvertire il racconto.
l finale del film lascia aperti diversi interrogativi che hanno dato vita a numerose interpretazioni. Senza fare spoiler, il regista è riuscito a giocare con realtà e desideri e, nel mondo contemporaneo proposto dalla pellicola, i secondi sono condannati a rimanere irrealizzati.
IL REGISTA E I PROTAGONISTI
Bong Joon-ho si conferma un regista di grande talento, da tempo interessato alle disuguaglianze sociali e capace di attraversare generi diversi senza lasciarsi rinchiudere completamente in nessuno.
Una cifra stilistica in grado di masticare le lezioni cinematografiche dei grandi maestri, digerirle e riproporle in una forma assolutamente personale.
Song Kang-ho, nel ruolo del padre Kim Ki-taek, è uno degli attori più importanti del cinema sudcoreano e aveva già lavorato con Bong Joon-ho, fra gli altri, in Memories of Murder, The Host e Snowpiercer. In Parasite costruisce un personaggio dai modi arrendevoli, ma attraversato da un disagio che, lentamente, diviene esplosivo.
Cho Yeo-jeong, nei panni della signora Park, rende invece molto bene una donna gentile, apparentemente innocua, immersa nel proprio benessere. Il personaggio non è apertamente crudele: un’inconsapevolezza che rende il personaggio interessante.
Fra i più giovani, Choi Woo-shik e Park So-dam, nei ruoli dei fratelli Ki-woo e Ki-jung, danno energia alla parte più beffarda e brillante del film.
È il lavoro d’insieme a funzionare: non a caso il cast di Parasite ha ricevuto lo Screen Actors Guild Award per la miglior interpretazione corale.

QUEL CHE RESTA
Rimangono temi importanti che meriterebbero di suscitare più di una riflessione: la feroce critica a un sistema capitalistico che appare egoistico e oligarchico, capace di generare una profonda sperequazione nella società, dove quasi tutti sembrano approfittatori. L’isolamento dei privilegiati e la rabbia di chi rimane ai margini genera una convivenza che sembra possibile soltanto finché ognuno rimane al proprio posto.
Sono questioni che meriterebbero maggiore attenzione e non soltanto da parte dello spettatore.