Un film che parla di delusioni e abbandoni, ma anche della possibilità di ritrovare una nuova, quotidiana felicità.
Francesco Lagi · 2026
IL MIO VOTO
★★★☆☆ 2,9/5

Commedia · Italia · 2026 · 120 min · Vinicio Marchioni, Isabella Ragonese, Vanessa Scalera, Francesco Colella
PERCHÉ VEDERE IL FILM
Un film italiano interessante, che si nutre anche delle bellezze della nostra sempre eterna capitale e racconta gli amori di oggi. Amori traditori, etero e omosessuali, non sempre sinceri e leali fino in fondo; amori che accettano i compromessi e che sono vissuti, forse soprattutto, come esperienze di vita.
SINOSSI
Il film mette in scena un girotondo di amori e sentimenti nella Roma contemporanea, il tutto orchestrato da un eterno Ovidio che osserva con sguardo indulgente il balletto delle relazioni e pare ancora stupirsi della capacità umana di resistere e rinnovarsi.

IL MIO SGUARDO
La storia mette in scena amori contemporanei, prendersi e lasciarsi, con un Eros birichino che fa incontrare e scombinare le coppie.
Resiste l’idea di fondo che tira in ballo Ovidio e la sua celebre Arte di amare, trasferendola concretamente nella Roma dei giorni nostri.
Si sente però una certa mancanza di mordente e di convinzione nell’insieme delle relazioni, orchestrate dallo stesso dio, che s’incrociano in una metropoli sovraffollata, caotica e indifferente.
Il grande poeta rimane a distanza a osservare e raccontare, insieme artefice e spettatore di un balletto delle coppie non sempre felice. Il gioco degli incroci, alla fine, appare un poco forzato.
IL REGISTA E I PROTAGONISTI
Francesco Lagi è regista, sceneggiatore e attore, con alle spalle importanti esperienze in campo teatrale. Insieme a Enrico Audenino costruisce un racconto corale che mette l’accento sulle diverse personalità dei protagonisti e sulle loro differenti necessità affettive.
Francesco Colella interpreta Ovidio, poeta e voce narrante, presenza insieme distaccata e partecipe nel gioco degli amori contemporanei.
Anna Bellato, Benedetta Cimatti, Vanessa Scalera e Isabella Ragonese compongono il versante femminile del racconto, con personaggi molto diversi fra loro per età, desideri e modo di stare dentro le relazioni.
E poi c’è Corrado Fortuna nel ruolo di Pietro, cornuto suo malgrado e padre involontario, uno dei personaggi che restituisce con maggiore immediatezza il lato più ironico e amaro del film.

QUEL CHE RESTA
Resta qualche domanda sull’anemia dei nostri rapporti di coppia, sulla capacità di rinnovare amori che il tempo ha sedimentato e sulla tentazione, forse più facile, di cercare nuova linfa in relazioni più fresche.
Resta anche l’impressione che cambino le forme, le regole e le possibilità dell’amore, ma non il bisogno di sentirsi desiderati e di ricominciare.
E Ovidio, dopo duemila anni, continua a guardarci.