dopo il film.

il cinema visto, pensato, raccontato.

ALICE E IL SINDACO

Un film di dialoghi, che parla di crisi delle idee e di disaffezione verso la cosa pubblica, mettendo in scena un incontro possibile fra politica e cultura.

IL MIO VOTO

★★★☆☆ 3,3/5

Il sindaco e Alice che parlano nel film Alice e il sindaco

Un racconto che parla di politica con toni familiari e accenti colti, mettendo al centro la crisi delle idee, il rapporto fra cultura e governo e le difficoltà di una tradizione progressista nel ripensare se stessa.

È un film che offre molti stimoli di riflessione anche a chi guarda la politica da lontano o, al contrario, da posizioni molto radicate.

Il sindaco di Lione attraversa una profonda crisi d’idee. Dopo trent’anni dedicati alla politica, sente di non avere più nuovi progetti né la capacità di immaginare il futuro con la stessa energia di un tempo. Per questo viene chiamata al suo fianco Alice, una giovane filosofa con una solida formazione intellettuale ma ancora alla ricerca di un luogo in cui mettere concretamente a frutto le proprie conoscenze. Fra i due nasce uno scambio inatteso. Alice entra negli ingranaggi della politica amministrativa portando domande, letture e nuove prospettive; il sindaco, attraverso il confronto con lei, ritrova almeno in parte il desiderio di pensare, progettare e interrogarsi sul senso del proprio ruolo.

IL MIO SGUARDO

La storia mette a confronto due generazioni e, soprattutto, due modi diversi di stare nel mondo.

Da una parte c’è un sindaco, politico per vocazione, che dopo molti anni di impegno attraversa una crisi profonda: non ha necessariamente perso i propri valori, ma sembra aver smarrito la capacità di trasformarli in idee nuove.

Dall’altra c’è Alice, giovane filosofa, abituata allo studio e al pensiero, ma ancora alla ricerca di uno spazio nel quale le sue conoscenze possano diventare azione.

Non siamo davanti al consueto contrasto fra l’intellettuale che giudica dall’alto e il politico cinico o corrotto. Al contrario, Alice e il sindaco riescono ad ascoltarsi. Sono molto diversi, ma proprio questa distanza rende possibile un dialogo curioso, rispettoso e capace di mettere in discussione le rispettive certezze.

Alice porta freschezza e nuove domande negli ingranaggi ormai intorpiditi dell’amministrazione. Il sindaco, a sua volta, le permette di misurarsi con la concretezza della politica, con i suoi limiti e con la distanza che spesso separa le idee dalla loro realizzazione.

Il film riesce così a parlare di politica senza trasformarsi in un manifesto. Si interroga piuttosto sulla possibilità che nuove generazioni e nuove competenze entrino nella cosa pubblica senza assumere il ruolo di giudici, ma cercando un terreno comune sul quale lavorare concretamente.

Nella parte finale, la preparazione del discorso che il sindaco dovrà pronunciare al congresso diventa il punto in cui molte delle questioni disseminate nel film trovano una forma più precisa: la distanza fra ideali e realtà, il rapporto fra cultura e potere, il cambiamento sociale di una generazione nata dentro una tradizione politica e poi approdata a mondi professionali e valori molto diversi.

IL REGISTA E I PROTAGONISTI

Nicolas Pariser firma un film fortemente affidato alla parola e al confronto fra i personaggi. Il richiamo al cinema di Éric Rohmer, e in particolare a L’albero, il sindaco e la mediateca, trova conferma nelle lunghe scene dialogate e nel modo in cui la parola stessa diventa azione. Pariser ha indicato esplicitamente Rohmer fra le sue influenze.

Fabrice Luchini interpreta il sindaco con grande misura. Con pacatezza restituisce le sfumature di un uomo disorientato dentro un mondo che ha scelto e vissuto a lungo con passione. È un ruolo che gli permette ancora una volta di dare profondità al personaggio attraverso la parola, i silenzi e le variazioni del tono.

Anaïs Demoustier, tra le interpreti più apprezzate della sua generazione nel cinema francese, dà ad Alice intelligenza, discrezione e una curiosità mai esibita. Per questa interpretazione ha ricevuto il César 2020 come migliore attrice.

Il sindaco pensieroso nel film Alice e il sindaco
QUEL CHE RESTA

Resta soprattutto il discorso finale del sindaco, che apre più domande di quante ne chiuda.

C’è il bisogno di ricostruire un rapporto fra chi governa e la cultura, il richiamo a una maggiore modestia da parte di chi ricopre ruoli istituzionali e una riflessione amara sul cambiamento della stessa società progressista.

Colpisce in particolare il passaggio sui figli di una generazione cresciuta dentro ideali rivoluzionari e socialisti, diventati economisti, finanzieri, banchieri, professionisti inseriti in un sistema molto distante da quello immaginato dai loro genitori. Nel film diventa il segno della distanza che può aprirsi fra gli ideali e il mondo che quegli ideali hanno contribuito a costruire.

E resta una domanda: quale spazio può ancora esistere fra pensiero e azione, fra cultura e politica?

TRAILER UFFICIALE