dopo il film.

il cinema visto, pensato, raccontato.

IN ORDINE DI SPARIZIONE

Un’insolita dark comedy che, con passo ora drammatico ora leggero, costruisce una trama dal ritmo sempre sostenuto e attraversata da un forte humour nero.

★★★☆☆ 3/5

Stellan Skarsgård in In ordine di sparizione.

Per l’ambientazione norvegese, che incanta e insieme sgomenta, per la riuscita fusione di generi e sottogeneri cinematografici, che non appare come un semplice gioco cinefilo ma riesce a dare vita a uno stile originale, anche quando volutamente è sopra le righe. Infine, non ultimo, per l’ottima interpretazione degli attori.

Il giovane Ingvar viene ucciso dalla mafia in una vicenda legata a una partita di cocaina sottratta da un suo amico. Nils Dickman lavora giorno e notte alla guida di un enorme spazzaneve. Quando riceve la notizia che il figlio è morto per overdose, non crede alla versione fornita dalle autorità e decide di scoprire la verità e vendicarlo.

La sua ricerca scatenerà una catena di conseguenze fatali e una guerra fra bande criminali.

IL MIO SGUARDO

Strano film, dai diversi livelli di lettura, amato e odiato dai cinefili, ma comunque godibile e interessante. La pellicola è un revenge movie: la storia di un individuo che, a causa di un grave torto subito, si trasforma in un vendicatore cieco e senza freni.

Per raccontarlo, il regista gioca con i registri del drammatico, del thriller e del grottesco e riesce a trasformare questo miscuglio di generi cinematografici nella propria particolare cifra narrativa. Una cifra a volte spiazzante, a volte divertente, altre persino troppo macchiettistica. Eppure il film alla fine funziona, soprattutto grazie a un ottimo cast.

La storia, ambientata in una Norvegia invernale, gelida e perennemente innevata, parte con toni tragici che tuttavia non devono ingannare: già dalle battute successive sul significato del cognome Dickman, la narrazione vira verso sfumature caricaturali e tragicomiche che si riveleranno pienamente solo nel finale.

L’intreccio lascia poco spazio ai sentimentalismi e a morali di alcun tipo, mentre alcune battute sul tanto elogiato welfare norvegese e sulla qualità delle carceri del Paese appaiono forse un po’ scontate.

Hans Petter Moland, con mano ferma e sicura, sembra voler provocare continuamente lo spettatore attraverso un percorso narrativo spiazzante.

Nel 2019 lo stesso regista ha diretto il remake americano Un uomo tranquillo – Cold Pursuit, con Liam Neeson. Il rapporto è quindi diretto: Moland ha rifatto in lingua inglese il proprio film. Il remake americano, a mio avviso, perde parte del mordente e dell’originalità della pellicola norvegese.

Per questa pellicola sono stati evocati i fratelli Coen e Tarantino, ma l’impressione è che Moland riesca soprattutto a trovare una propria cifra stilistica.

Stellan Skarsgård è perfetto e dona ritmo ed efficacia alla storia. Sembra completamente a suo agio sia nei momenti drammatici sia in quelli grotteschi, come sanno fare i grandi interpreti.

Il film è anche un’ottima occasione per rivedere Bruno Ganz, che alza ulteriormente il livello del cast interpretando un boss mafioso sommessamente e malinconicamente crudele.

La convinzione che un paesaggio e un territorio possano descrivere e accordarsi alla geografia interiore di un personaggio. E una riflessione su come il cinema, nelle mani del regista giusto, possa trovare nuovi sentieri stilistici, rompendo le barriere sempre un po’ limitanti del film di genere e mettendo lo spettatore davanti all’assurdità e al grottesco di situazioni drammatiche e morbose.

Il film, inoltre, insinua ironicamente qualche dubbio sull’effettivo valore del tanto decantato welfare norvegese.