La storia di un desiderio d’amore.
La storia di un desiderio di libertà.
Maryam Moghaddam e Behtash Sanaee · 2024
IL MIO VOTO
★★★☆☆ 3,4/5

Commedia drammatica · Iran, Francia, Svezia, Germania · 2024 · 96 min · Lili Farhadpour, Esmaeel Mehrabi
PERCHÉ VEDERE IL FILM
Per la delicatezza con cui racconta l’amore e il desiderio e, attraverso una storia intima e apparentemente semplice, svela la condizione delle donne nell’Iran di oggi.
SINOSSI
Mahin, ormai settantenne, vive sola nella sua bella casa con giardino a Teheran. È vedova da anni e la figlia vive all’estero. La solitudine comincia a pesarle, così avvicina Faramarz, un tassista e veterano di guerra, sperando di poter iniziare una relazione con lui. I due si incontrano e trascorrono una serata felice insieme, ma il destino ha in serbo per loro ben altro.
IL MIO SGUARDO
Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha raccontano con delicatezza e ironia la storia di Mahin, una donna iraniana che, dopo anni di solitudine, decide di concedersi una nuova possibilità di amare. L’incontro con Faramarz dà vita a una relazione tenera e complice, nella quale il desiderio e la libertà tornano finalmente a trovare spazio.
Ma la felicità dei due protagonisti dura una sola notte. Un destino improvviso e crudele interrompe la loro storia proprio quando sembra possibile immaginare un futuro diverso.
La vicenda personale di Mahin diventa così il riflesso di una condizione collettiva: quella delle donne iraniane, alle quali una società fortemente condizionata dal potere politico e religioso impone ancora limiti e divieti.
Non è casuale che il titolo italiano richiami il giardino di Mahin e quello internazionale, My Favourite Cake, la torta che prepara per Faramarz. Entrambi rappresentano qualcosa di intimo, vitale e prezioso, destinato però a rimanere nascosto. Una metafora efficace di un Paese dalla straordinaria bellezza e ricchezza culturale, ancora stretto nella morsa di un potere politico e religioso esercitato da una ristretta élite.
Il mio giardino persiano parla dunque d’amore, ma anche del diritto a vivere, desiderare e scegliere. Ed è proprio la semplicità con cui racconta questa libertà negata a rendere il film ancora più dolorosamente attuale.
IL REGISTA E I PROTAGONISTI
Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha raccontano con uno sguardo delicato una storia privata che riesce a diventare anche un racconto politico. La loro regia evita il didascalismo e lascia che siano i gesti, i silenzi e la quotidianità di Mahin e Faramarz a parlare.
Lili Farhadpour ed Esmaeel Mehrabi sono il cuore del film. La loro interpretazione rende credibile una relazione fatta di ironia, complicità e desiderio, restituendo ai due personaggi una vitalità che rende ancora più dolorosa la brusca interruzione della loro storia.

QUEL CHE RESTA
Nessun finale consolatorio porta ottimismo nelle vene di Mahin, né in quelle dello spettatore, costretto a confrontarsi con realtà oppressive che, per quanto lontane, non sono mai davvero estranee.