dopo il film.

il cinema visto, pensato, raccontato.

IL MIO GIARDINO PERSIANO

La storia di un desiderio d’amore.

La storia di un desiderio di libertà.

IL MIO VOTO

★★★☆☆ 3,4/5

Una donna e un uomo anziani ridono insieme a un tavolo in giardino

Per la delicatezza con cui racconta l’amore e il desiderio e, attraverso una storia intima e apparentemente semplice, svela la condizione delle donne nell’Iran di oggi.

Mahin, ormai settantenne, vive sola nella sua bella casa con giardino a Teheran. È vedova da anni e la figlia vive all’estero. La solitudine comincia a pesarle, così avvicina Faramarz, un tassista e veterano di guerra, sperando di poter iniziare una relazione con lui. I due si incontrano e trascorrono una serata felice insieme, ma il destino ha in serbo per loro ben altro.

IL MIO SGUARDO

Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha raccontano con delicatezza e ironia la storia di Mahin, una donna iraniana che, dopo anni di solitudine, decide di concedersi una nuova possibilità di amare. L’incontro con Faramarz dà vita a una relazione tenera e complice, nella quale il desiderio e la libertà tornano finalmente a trovare spazio.

Ma la felicità dei due protagonisti dura una sola notte. Un destino improvviso e crudele interrompe la loro storia proprio quando sembra possibile immaginare un futuro diverso.

La vicenda personale di Mahin diventa così il riflesso di una condizione collettiva: quella delle donne iraniane, alle quali una società fortemente condizionata dal potere politico e religioso impone ancora limiti e divieti.

Non è casuale che il titolo italiano richiami il giardino di Mahin e quello internazionale, My Favourite Cake, la torta che prepara per Faramarz. Entrambi rappresentano qualcosa di intimo, vitale e prezioso, destinato però a rimanere nascosto. Una metafora efficace di un Paese dalla straordinaria bellezza e ricchezza culturale, ancora stretto nella morsa di un potere politico e religioso esercitato da una ristretta élite.

Il mio giardino persiano parla dunque d’amore, ma anche del diritto a vivere, desiderare e scegliere. Ed è proprio la semplicità con cui racconta questa libertà negata a rendere il film ancora più dolorosamente attuale.

IL REGISTA E I PROTAGONISTI

Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha raccontano con uno sguardo delicato una storia privata che riesce a diventare anche un racconto politico. La loro regia evita il didascalismo e lascia che siano i gesti, i silenzi e la quotidianità di Mahin e Faramarz a parlare.

Lili Farhadpour ed Esmaeel Mehrabi sono il cuore del film. La loro interpretazione rende credibile una relazione fatta di ironia, complicità e desiderio, restituendo ai due personaggi una vitalità che rende ancora più dolorosa la brusca interruzione della loro storia.

Una donna anziana sorride seduta a tavola con bicchieri e piatti di frutta.
QUEL CHE RESTA

Nessun finale consolatorio porta ottimismo nelle vene di Mahin, né in quelle dello spettatore, costretto a confrontarsi con realtà oppressive che, per quanto lontane, non sono mai davvero estranee.

TRAILER UFFICIALE